L’ora delle preoccupazioni: come funziona e perché aiuta a gestire l’ansia nei bimbi

Molti bambini sperimentano preoccupazioni ricorrenti durante la giornata: pensieri su scuola, amici, compiti o situazioni nuove possono emergere più volte e influenzare il loro umore e la concentrazione. Esiste una semplice strategia che può aiutarli: si tratta dell'ora delle preoccupazioni o Worry Time.
Cos’è “l’ora delle preoccupazioni”?
Si tratta di una strategia strutturata che aiuta i bambini a gestire pensieri ansiosi attraverso un semplice rituale quotidiano:
Ogni sera, per una durata limitata (ad esempio 15–30 minuti), il bambino deve annotare tutte le preoccupazioni o pensieri stressanti che ha avuto durante il giorno su un quaderno dedicato.
Una volta terminata la sessione, chiude il quaderno e rimanda tutte le preoccupazioni a quella specifica ora il giorno successivo.
La regola fondamentale è che fuori da questo momento programmato non si torna su quei pensieri: non ci si preoccupa né si discute di esse fino alla sessione successiva.

Perché funziona?
La tecnica non è pensata per eliminare l’ansia — un’emozione umana normale — ma per insegnare al bambino che ogni preoccupazione ha un “tempo” e un “luogo” appropriato, riducendo così gli effetti debilitanti di pensieri ricorrenti durante tutta la giornata.
Dal punto di vista psicologico, la ricerca suggerisce che rimandare e confinare le preoccupazioni a un periodo specifico può diminuire la frequenza dei pensieri ansiosi, aiutando la mente a non essere continuamente sovraccaricata di dubbi e paure. Questo principio è utilizzato anche in alcuni approcci terapeutici per adulti e adolescenti all’interno della terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Un ulteriore beneficio è che, attraverso la scrittura, i bambini imparano anche a dare forma ai propri pensieri, chiarendoli e rendendoli meno invasivi. Questo è simile a strumenti usati in psicologia come diari emotivi o tecniche di monitoraggio dei pensieri che aiutano a riconoscere schemi ricorrenti e sviluppare consapevolezza di sé.

Suggerimenti pratici per applicare “l’ora delle preoccupazioni”
1. Usare un quaderno dedicato (sempre lo stesso)
Il quaderno diventa un vero e proprio contenitore delle preoccupazioni.
Meglio sceglierne uno solo, magari lasciando che sia il bambino a personalizzarlo con disegni o adesivi: questo aumenta il senso di controllo e sicurezza. Consiglio per i genitori: non usare fogli sparsi o app sul telefono. La scrittura manuale aiuta a rallentare i pensieri e favorisce la rielaborazione emotiva.
2. Stabilire un orario fisso (ma non prima di dormire)
L’ideale è nel tardo pomeriggio o dopo i compiti, evitando l’immediata vicinanza all’ora della nanna.
L’obiettivo è evitare che le preoccupazioni “seguano” il bambino a letto.
Esempio pratico:
– ore 17.30 → ora delle preoccupazioni
– ore 18.00 → attività di decompressione (gioco libero, lettura, movimento)
3. Impostare un tempo chiaro e breve
Il tempo deve essere limitato e prevedibile:
- 10–15 minuti per i bambini più piccoli
- massimo 20 minuti per i più grandi
Un timer visivo o una clessidra aiutano il bambino a percepire il confine temporale.
4. Accogliere tutte le preoccupazioni, senza giudizio
Durante la scrittura (o il disegno, per i più piccoli), non si corregge, non si minimizza, non si commenta.
Frasi come “non è niente” o “non devi pensarci” rischiano di invalidare l’emozione.
La regola è semplice: tutto può essere scritto.
5. Disegno libero per i bambini che non scrivono
Per i bambini più piccoli o che faticano a esprimersi a parole:
- disegni
- simboli
- colori
- faccine
Il contenuto è meno importante del gesto: l’atto di “mettere fuori” il pensiero.
6. La regola d’oro: le preoccupazioni restano nel quaderno
È il cuore della tecnica.
Se durante la giornata il bambino torna su una preoccupazione, l’adulto può dire con calma:
“Questa la mettiamo nel quaderno all’ora delle preoccupazioni.” Questo aiuta il cervello a rimandare e a non ruminare continuamente.
7. Non rileggere ogni giorno ciò che è stato scritto
Il quaderno non è un diario da analizzare, ma un contenitore temporaneo.
Rileggere troppo spesso può rinforzare l’ansia.
Eventualmente, dopo qualche settimana, si può:
- osservare insieme se alcune preoccupazioni non tornano più
- notare quali si ripetono (senza allarmismi)
8. Integrare con un rituale di chiusura positiva
Dopo aver chiuso il quaderno:
- una frase rassicurante
- un gesto simbolico (riporre il quaderno in un cassetto)
- un’attività piacevole
Serve a comunicare al bambino che il tempo delle preoccupazioni è finito.
9. Dare l’esempio come adulti
I bambini imparano soprattutto per imitazione.
Può essere utile dire, a voce alta:
“Questa cosa mi preoccupa, la metterò nel quaderno e ci penserò domani.”
Questo normalizza l’ansia e mostra come gestirla.
Questa strategia infatti può essere utile anche per i genitori. Dedicare un momento preciso della giornata alle proprie preoccupazioni aiuta a non portarle continuamente con sé e a offrire ai figli un modello positivo di gestione delle emozioni.
10. Quando non basta
Se le preoccupazioni:
- interferiscono con il sonno
- bloccano la scuola o le relazioni
- provocano forti sintomi fisici
è importante non colpevolizzarsi e valutare il supporto di un professionista dell’età evolutiva.
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