La spiaggia, un mare di tesori per i bambini!

La spiaggia, un mare di tesori per i bambini!

Passeggiare in spiaggia può trasformarsi in un'autentica caccia al tesoro per i bambini, vediamo insieme al Naturalista Andrea Bonifazi come far scoprire ai nostri figli questo incredibile mondo sommerso!

I più comuni doni del mare in cui è possibile imbattersi sono senza dubbio le conchiglie: dalle forme strane, con colori criptici o sgargianti, lisce o dotate di spine e tubercoli. Ma non tutte le conchiglie… hanno l’aspetto di conchiglie! È questo il caso delle conchiglie interne delle seppie, molluschi parenti dei polpi, più comunemente conosciute come “ossi di seppia”. Bianche, ovali e particolarmente friabili, costituiscono il loro organo di galleggiamento, permettendo all’animale di variare l'equilibrio idrostatico e quindi la profondità a cui nuotare, trasformando la seppia in un vero e proprio “sottomarino tentacolato”.


Osso di seppia

Le conchiglie bucate: ciondoli o vittime?

Rimanendo nel magico e variopinto mondo delle conchiglie, tra quelle che suscitano maggiore curiosità e interesse vanno citate quelle caratterizzate da un piccolo e perfetto buchino. Un foro circolare la cui funzione lascia aperte molte ipotesi e congetture, ma la realtà è ignota a molti. "Serve a fare le collane", penserà qualcuno, ed effettivamente quella è una delle conseguenze più dirette... ma qual è la causa? Il buchino che troviamo sulla conchiglia esterna di molti molluschi spiaggiati rappresenta ciò che rimane del lento, ma violento attacco di un predatore marino! Non pensate a orche e squali, in questo caso il cacciatore è insospettabile: si tratta di un gasteropode naticide, cioè una chiocciola marina dall’aspetto aggraziato e dai colori delicati, che vanno dal rosa ai pois rossi... ma l'apparenza inganna, essendo un voracissimo predatore!


Conchiglie attaccate da predatore

Una volta avvistata la sua preda, spesso telline o vongole, la chiocciola tira fuori la sua lunga radula, cioè una proboscide ricoperta di migliaia di minuscoli dentini, e si avventa sul malcapitato invertebrato. Come se in bocca avesse carta vetrata, inizia a grattare sulla conchiglia della sua preda, rilasciando periodicamente anche una sostanza in grado di scioglierla parzialmente. Dopo un duro lavoro che può durare anche 60 ore, il perfetto foro viene completato, così che il gasteropode può inserirci la proboscide, iniziando a divorare l’ormai inerme preda, ottenendo come premio un nutriente pasto sufficiente a saziarlo per i successivi 5-14 giorni.

Ovature naticide

Merletti o ammassi di uova

Oltre questi "ciondoli", in primavera i naticidi donano alle spiagge anche dei delicati "merletti", delle strutture nastriformi costituite da sabbia compattata. Per provare a intuire quale possa essere la loro origine, basta prenderne un pezzo e osservarlo in controluce: verrà svelata ai nostri occhi un’elegante struttura formata da tante piccole cellette. Il mistero è così presto svelato: sono ammassi di uova disposti ordinatamente all’interno di questo nastro formato da sabbia cementata da un muco secreto dal Gasteropode stesso. Quindi non solo predatori voraci, anche "mamme premurose".


Ovature muricide

In realtà le uova spiaggiate sono decisamente più comuni di quanto non si possa pensare, l’importante è svincolarsi dalla figura del classico “uovo ovale”. Infatti, tra maggio e giugno ci si imbatte frequentemente anche in morbidi ammassi rotondeggianti ricoperti di piccoli forellini, spesso confusi con delle spugne. Anche in questo caso la natura cela realtà ben più affascinanti delle semplici apparenze: si tratta di ovature di gasteropodi muricidi, costituite da migliaia e migliaia di piccole capsule biancastre, ognuna delle quali colma di microscopiche uova. A schiusa avvenuta, migliaia di piccolissime chiocciole vengono liberate in acqua, molte delle quali non riusciranno però a sopravvivere, diventando così cibo per altri animali. La dura legge della natura colpisce tutti, anche le conchiglie.

Uva di mare e borsellini delle sirene

Ammassi di uova che non è raro osservare in spiaggia sono prodotti anche dalle seppie: queste, simili a neri chicchi di uva e disposte in grappoli (da cui il nome comune "uva di mare"), vengono spesso ancorate su oggetti galleggianti come rami, alghe o boe, ma non di rado le si trovano fluttuanti sulla sabbia, così che è sufficiente qualche onda per portarle fino alla battigia.


Uva di mare

Osservandole bene, è possibile scorgere gli embrioni, spesso già perfettamente formati e in grado di nuotare in quel loro piccolo mondo sommerso! (foto di apertura)  

È ora chiaro che le uova spiaggiate sono più comuni di quel che si possa pensare, ma grappoli, ammassi spugnosi e merletti non sono le uniche forme in cui queste si presentano, anche gli scuri "borsellini delle sirene" sono in grado di attirare la nostra attenzione e stuzzicare la nostra curiosità! Così chiamati per la loro forma “a busta”, con tanto di lunghi “manici”, i borsellini sono in realtà le capsule ovigere di razze e gattucci, pesci parenti dei più noti squali. Una struttura strana, ma di vitale importanza: venendo deposte su gorgonie, alghe e rocce, i quattro prolungamenti (chiamati viticci) ne permettono un saldo ancoraggio, minacciato solo da eventuali mareggiate che le portano fin sulla riva, permettendoci di ammirarle.


Uovo di Razza

Barchette di San Pietro

In primavera anche un altro fenomeno contribuisce a tinteggiare le nostre spiagge, trasformandole in incredibili distese dal colore blu acceso: il naufragio delle “barchette di San Pietro”, piccoli animali dall’aspetto simile a piccole imbarcazioni a vela, scientificamente chiamati Velella velella. Parenti di meduse e coralli, le velelle sono idrozoi coloniali, quindi non si tratta di singoli organismi, ma di colonie di polipi altamente specializzati aventi diverse funzioni: alcuni sono adibiti alla nutrizione della colonia (gastrozoidi), altri alla riproduzione (gonozoidi), altri contribuiscono alla sua difesa (dattilozoidi), altri ancora fungono da “galleggiante” (chiamato pneumatofora).


Barchette di San Pietro spiaggiate

Questi invertebrati galleggiano come piccole zattere alla deriva, tenendo l'elegante vela rivolta sopra la superficie dell'acqua, ma senza essere in grado di nuotare attivamente, venendo così sospinti passivamente dalle onde. Tale stile di vita ha ovviamente degli svantaggi, tanto da rappresentare una delle più frequenti cause di morte di questi animali: basta una forte mareggiata per portarne a riva un gran quantitativo, causandone l’inevitabile morte… e provocando un odore non molto gradevole.

Polpette di mare

Nei naturalisti più giovani l’interesse maggiore è spesso rivolto al regno animale, ma in spiaggia è possibile trovare anche molti rappresentanti del mondo vegetale: tronchi trasportati dai fiumi, alghe, foglie, polpette di mare. Ehm… polpette? Sì, almeno stando al nome comune che viene spesso dato alle palline pelose che comunemente riempiono i nostri litorali sabbiosi. Il loro nome scientificamente corretto è “egagropile”, parola apparentemente complicata, ma non meno fantasiosa di quelle utilizzate da chi non studia le scienze naturali: è un termine che deriva dal greco αἴγαγρος, “capra selvatica”, e πῖλος, “peli ammassati”, dicitura dovuta alla sua consistenza ispida e irsuta che, appunto, ricorda i peli dei simpatici ovini.


Egagrofila


A volte scambiate per ricci, altre volte per frutti, le egagropile sono in realtà degli agglomerati di fibre di Posidonia oceanica, pianta marina (e non un’alga, come si ritiene spesso) dalle lunghe foglie esclusiva del Mar Mediterraneo. La formazione di queste palline pelose è dovuta all’accumulo dei residui delle sue foglie morte: questi, fragili e induriti, vengono erosi dalle correnti marine, strappati dal fusto, sfibrati e appallottolati, creando così dei piccoli e naturalissimi gomitoli vegetali.

Tutto ciò è solo un piccolo assaggio dei tesori che una semplice passeggiata in spiaggia è in grado di regalarci, ma il magico mondo della biologia marina ci riserva continue ed incredibili sorprese, l’importante è mantenere una curiosità naturalistica sempre viva anche nei bambini!

Testo e foto a cura di Andrea Bonifazi – naturalista e autore di www.scienze-naturali.it

Tags: bambini , sulla spiaggia,, mare, ossi di seppia, conchiglie

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