Ha cominciato lui!... Consigli su come gestire i litigi

Tutto sembra come al solito tranquillo, i bambini stanno giocando e poi... improvvisamente iniziano botte, insulti, oggetti che volano e pianti disperati.

Quando proviamo a capirci qualcosa, spunta il classico “E' stato lui!” e la risposta “no, non è vero ha cominciato lui!”.

Fratelli che si attaccano per ogni pretesto, cugini o (amici) che si tolgono il saluto... Normale amministrazione quando c'è più di un bambino in casa?  E cosa fare? Lasciarli fare, intervenire salvando i più piccoli, punire tutti?

I nostri figli sembrano aspettare il momento peggiore per scatenarsi: spesso litigano la sera, quando sono più stanchi e quindi la loro tolleranza alla frustrazione ha una soglia più bassa. E' anche il momento in cui i genitori tornano a casa e i bambini aspettano mamma e papà per dare il loro peggio, nella disperata ricerca di attenzione.

La gelosia

Il litigio tra fratelli è spesso conseguenza della gelosia “fisiologica” tra fratelli, più frequentemente nei fratelli più grandi verso i più piccoli. Spesso i genitori non sapendo cosa sia veramente successo intervengono per proteggere il figlio ritenuto più debole e questo inasprisce la gelosia dell'altro fratello.
I litigi sfociano spesso nelle botte perché a volte i bambini non sono consapevoli della loro gelosia, del perché hanno bisogno di sfogare dell'aggressività e tra l'altro non hanno trovato ancora un altro modo per esprimere le emozioni e sentirsi di nuovo amati.
La lite e le botte servono infatti per scaricare l'aggressività verso il fratello o la sorella “usurpatore” e soprattutto attirano l'attenzione di mamma e papà. Partiamo dal presupposto che le discussioni e i conflitti, per i bambini come per gli adulti, sono normali e fanno parte del gioco del rapporto con gli altri.

Come gestire i conflitti

A volte però non sono più tollerabili per noi la frequenza e il livello di aggressività che questi conflitti spesso raggiungono. I litigi sono materia difficile da affrontare se le discussioni sono tra bambini perché dobbiamo considerare che i nostri figli hanno meno esperienza, meno autocontrollo e meno comportamenti acquisiti a disposizione rispetto ad un adulto, quindi esprimono in maniera diretta e plateale le loro emozioni.

Per i bimbi più piccoli è consigliabile stabilire poche regole chiare, mentre se i bambini hanno 5-6 anni si può cominciare a spiegare loro il perché non si può fare e dire tutto quel che si vuole, anche se qualcosa ci sembra insopportabile e si è arrabbiati. Può servire fare esempi semplici, o far capire cosa succederebbe se tutti si insultassero, si picchiassero e nessuno pensasse agli altri.

Per aiutarli a gestire i conflitti e le discussioni dobbiamo spiegare  loro la differenza tra discussione (dove ci si esprime con rispetto per l'altro) e lite ( dove volano insulti e si arriva alle botte). Aiutiamoli a capire che se si riesce a mantenere la discussione su un livello di rispetto reciproco e cercando di venirsi incontro, senza sfociare nella lite, siamo tutti più contenti.

Il nostro esempio

Dobbiamo essere più consapevoli di quale esempio diamo, perché i nostri figli faranno quel che ci vedono fare. Stabiliamo il limite che definisce il livello di aggressività per noi accettabile: il limite deve essere sacro per tutti, anche per i genitori. Può essere alzare la voce o alzare le mani, dipende da noi. Non si può pretendere che i nostri figli rispettino regole che noi non rispettiamo. Teniamo però presente che dal punto di vista psicologico alzare le mani rappresenta la rinuncia, la perdita di controllo, il fallimento dei tentativi di gestire in modo più evoluto il problema.

Per questa ragione noi consigliamo la regola di nessuna tolleranza per la violenza, né verbale né fisica. Una discussione può essere un confronto dove si esprimono i propri bisogni, le proprie idee e si può arrivare a soluzioni che soddisfano entrambi.

Le regole

Non intervenire: nelle piccole discussioni è meglio non intervenire e lasciare che se la sbrighino tra loro. Se discutono animatamente lasciateli fare, se volano cose, botte o insulti separateli.

No alla violenza fisica e verbale perché possiamo e possono esprimersi diversamente.

Botte = punizione: la violenza fisica deve essere puntualmente punita tramite la separazione dei litiganti (già spiacevole per i coinvolti) e altre punizioni riguardanti i giochi, la tv ecc... (mai riguardanti cibo e sonno). La punizione deve essere non eccessiva, immediata e inderogabile.

La punizione si applica sempre e a tutti: riguarda tutti i coinvolti, grandi e piccoli; non solo in questo modo si crea spirito di squadra, ma si responsabilizzano anche i bambini rispetto al loro comportamento.

No alla ricerca del colpevole: per quanto sia animata da un nostro desiderio di portare giustizia, aumenta il timore dei bambini di essere inadeguati e quindi meno amati. Educare attraverso il senso di colpa fa concentrare il bambino su ciò che del suo comportamento non funziona, quindi non è molto costruttivo perché ci si concentra su ciò che è successo e sul chi lo ha fatto, e le emozioni associate sono di solito negative.

Si alla ricerca della soluzione: trovare una soluzione (o un comportamento) migliore o creativa è un atto orientato al futuro ed è legato a emozioni positive. Si insegna al bambino ad essere positivo e propositivo e l'assenza della ricerca del colpevole lo fa sentire compreso e amato.

La miglior soluzione è quella creativa, che trovano i bambini: è consigliabile che mamma e papà non diano sempre la soluzione, ma lascino ai bambini la possibilità di trovarne una loro. Sproniamo i bambini a parlarsi per trovare un accordo che accontenti tutti. Il fatto di riuscire a risolvere la difficoltà (anche emotiva) scatenata dal litigio è un'occasione per sviluppare la propria auto-efficacia e quindi la propria autostima.

Rendere ufficiali gli accordi: insegnare loro a suggellare l'accordo per iscritto, con una stretta di mano o un segnale inventato per rendere più “ufficiale” l'accordo pattuito.

Non tollerate le discussioni o litigi in pubblico perché è un comportamento che da fastidio a voi e agli altri: fate sospendere la lite con un “timeout” come nello sport. Se continuano separateli fisicamente e date una piccola punizione immediata e inderogabile. Non cedete.

Insegnate a fare la pace: non obbligateli a fare pace, ma parlate insieme a loro e ricordategli che volete bene a entrambi e che anche loro ne vogliono l'uno all'altro, sotto sotto. Spiegate che le discussioni ci possono essere, ma che si può cercare un accordo con l'altro e che questo è il comportamento che fa stare bene tutti. 

A cura della Dott.ssa Mascia Bertoni, psicologa, psicoterapeuta www.psicobenessere.it 

Tags: bambini , psicologia, litigi, fratelli

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